Fotografia a grande campo attraverso i filtri diffusori di Marco Lorenzi

Fin dalla prima metà degli anni 80, da quando ho iniziato ad interessarmi di fotografia astronomica, sono sempre stato affascinato dalla bellezza delle immagini a grande campo realizzate da Akira Fuji, uno dei più grandi maestri dell’astrofotografia di tutti i tempi. Molte delle sue riprese di costellazioni mostravano le stelle principali enfatizzate nel colore e nel diametro mantenendo allo stesso tempo tutti i dettagli deboli e le stelle più deboli come capocchie di spillo. La tecnica che permette di ottenere questo è basata sull’applicazione di una leggera sfocatura durante parte dell’esposizione, sfocatura ottenibile o agendo sulla ghiera di messa a fuoco od applicando davanti all’obiettivo un filtro diffusore (fog filter) per parte dell’esposizione totale. Entrambe queste operazioni producono l’effetto di “spalmare” la luce delle stelle su di un’area maggiore, aumentandone il diametro apparente sul negativo ed evitando di saturare il singolo grano sulla pellicola mantenendo così la saturazione del colore. Questo effetto è apprezzabile in realtà solo sulle stelle più brillanti in quanto quelle deboli non hanno sufficiente “forza” per impressionare l pellicola una volta sfuocate.

Poichè applicare in maniera ripetitiva e precisa lo stesso valore di “fuori-fuoco” non è semplice ho optato per l’uso di un semplice filtro diffusore, filtro reperibile con facilità in un negozio attrezzato di articoli fotografici. Sfortunatamente montare e smontare un filtro davanti l’obiettivo in piena oscurità e durante una esposizione è una operazione non semplice, soprattutto perchè si rischia di muovere la fotocamera durante la posa e rovinare l’effetto finale. Fortunatamente l’uso della tecnologia digitale viene di grande aiuto

Fig. 1: Scansione grezza dell’ esposizione di 45 minuti della costellazione dello Scorpione. Nikkor 50mm f/2 usato @ f/4. Fig. 2: Stesso obiettivo ed inquadratura di fig. 1 utilizzando un filtro di diffusore davanti l’obiettivo. (10 minuti @ f/2.8)
Fig. 3: il risultato dell’elaborazione di fig. 1 Fig. 4: il risultato della sovrapposizione di fig. 2 e fig. 3.

Normalmente realizzo due foto in sequenza del soggetto, una a lunga esposizione senza alcun filtro (fig. 1) ed una di durata inferiore con il filtro montato di fronte all’obiettivo (fig. 2). L’immagine a lunga esposizione non filtrata (che chiamerò l’immagine di sfondo) è normalmente realizzata raggiungendo il limite consentito del fondo cielo, nel tentativo di registrare tutti i dettagli possibili e gli oggetti più deboli. Per questo scatto inoltre normalmente chiudo il diaframma di uno o due stop per ottenere la massima incisione e ridurre la vignettatura generale. L’immagine filtrata ad esposizione più breve (che chiamerò immagine in primo piano) è realizzata con un filtro diffusore Cokin 840P montato di fronte all’obiettivo. Oltre che ottimo per questo scopo, il punto di forza di questo filtro è la sua modularità, cosicchè semplicemente cambiando gli anelli di montaggio lo posso facilmente adattare a tutti i miei obiettivi. L’immagine di primo piano è normalmente realizzata con l’obiettivo a piena apertura (eventuali problemi di qualità dell’obiettivo sono affogati nell’immagine dilatata delle stelle) e con una durata sufficente per mostrare l’alone attorno alle stelle luminose. In alcuni casi ho usato anche pellicole diverse per le due esposizioni, per esempio una particolarmente sensibile al rosso per le esposizioni di sfondo ed una più bilanciata per quella di primo piano. A questo punto scansiono entrambe le immagini e processo con Photoshop l’immagine di sfondo nella maniera usuale per enfatizzare tutti i dettagli registrati. Quando sono soddisfatto con il risultato (fig. 3) passo all’immagine di primo piano, la metto in registro con quella di sfondo e gliela “incollo” sopra come nuovo livello. Come opzione di fusione seleziono “lighten” (“schiarisci” se si usa la versione italiana di PS) cosicchè solo i pixel più luminosi dell’immagine in primo piano (ovvero gli aloni delle stelle) vengano evidenziati nel sandwich. Se non sono del tutto soddisfatto con il risultato a questo punto regolo curve, luminosità e saturazione del livello superiore ed eventualmente intervengo anche sul suo “peso” nella fusione finchè sono soddisfatto con il risultato finale (fig. 4) e quindi salvo l’immagine come unico livello. Qualche volta applico anche un leggero filtro gaussiano per sfuocare ulteriormente l’immagine in primo piano prima della definitiva fusione.

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